Tina Modotti - "Donna incinta con bambino in braccio", Messico, 1929
Tina Modotti – “Donna incinta con bambino in braccio”, Messico, 1929

Come accade spesso nelle sue foto, Tina rappresenta la sfera infantile con un’indiscussa unicità, ponendo il focus su di un contesto peculiare. Tina non fu né la prima né l’ultima a fotografare questo tipo di soggetto, ma le immagini di bambini rimangono dei fili conduttori all’interno della sua esperienza personale, nonchè della sua carriera artistica. 

L’arte fotografica di Tina Modotti è fortemente permeata dei suoi ideali.

È proprio fotografando i bambini – esseri che, forse più di chiunque altro, portano con loro la connaturata capacità di trasmettere emozioni in modo totalmente spontaneo – che riesce ad esprimere e rimandarci con estrema intensità comunicativa al contesto in cui si trova.

“La fotografia, proprio perché può essere soltanto prodotta nel presente e perché basata su quello che esiste obiettivamente davanti la macchina fotografica, si qualifica come il mezzo più esauriente per registrare la vita oggettiva in tutti i sensi ed è da questo che scaturisce il suo valore documentale.”

Tina Modotti, ‘On Photography’, in «Mexican Folkways» (1929)

Il 1928 è l’anno in cui Tina da inizio in modo definitivo alla sua “missione propagandistica” pubblicando diversi scatti sul giornale messicano «El Machete», mossa da spirito di provocazione e derisione verso una società fatta di disuguaglianza e di povertà assoluta.

Una società invisibile agli occhi di chi si trova in una condizione fin troppo agiata.

Tina Modotti - "Bambina che porta acqua", Messico 1928
Tina Modotti – “Bambina che porta acqua”, Messico 1928

Nel 1929, Tina racconterà ancora una volta le sfaccettature di un contesto messicano complesso, con una serie di fotografie dallo sguardo quasi materno. È proprio questa visione ad avvolgere i suoi scatti in un’aura di tenerezza senza tempo.

Tina Modotti - "Bambina messicana", Messico 1929
Tina Modotti – “Bambina messicana”, Messico 1929

Anche negli anni precedenti, Tina realizza scatti che ritraggono bambini nella loro, oseremmo dire, singolare quotidianità, come lo scatto del 1927 “Piccolo contadino” o ancora “Bambino davanti un cactus” del 1928.

La cura e l’attenzione che riserva a questi soggetti ci colpisce: è specchio non solo del suo animo e della sua intenzione di descrivere la realtà, ma rimanda anche alla sua vita personale.

In fondo Tina non è nata ricca, anzi, ha vissuto una condizione di forte precarietà proprio durante l’infanzia, che l’ha vista crescere in una casa fatiscente ad Udine.

È stata portata ad emigrare fuori dall’Italia con la famiglia a soli 2 anni e successivamente a lavorare in filanda a 12, per il sostentamento.

Forse è proprio questo a rendere così uniche queste fotografie: l’esperienza.

Tina si cala perfettamente nella dimensione di questa infanzia rubata, di questo Messico che lei chiama ‘casa’ e nel quale si sente viva, ma di cui allo stesso tempo fatica ad accettare le ingiustizie.