Foto di Matteo Redaelli, visibile presso lo spazio espositivo PR2

Dal 22 aprile al 8 maggio 2022, è possibile visitare nelle sale espositive di PR2, la mostra “Saxa, Aqua, Venti” di Matteo Redaelli, un viaggio alla scoperta di luoghi naturali dalla bellezza coinvolgente. Agli occhi del giovane artista, la Natura si presenta come un luogo paradisiaco ma costantemente minacciato dall’azione umana che è fonte di fenomeni catastrofici, tra cui il riscaldamento globale.

Ansel Adams

Questa particolare visione della Natura accomuna Redaelli a uno dei più grandi fotografi paesaggistici: Ansel Adams. Nato il 20 febbraio del 1902 a San Francisco e scomparso nel 1984, Adams è stato un pioniere della Wilderness americana: la natura selvaggia che nella sua visione non domina incontrastata ma è costantemente minacciata dall’agire umano.

Il fotografo, infatti, era anche un ambientalista molto attivo, motivo per il quale i suoi scatti immortalano una Natura la cui bellezza ammaliatrice sottende sempre i pericoli che vi sono connessi. Turismo di massa, commercializzazione, cementificazione, sono solo alcuni dei temi da lui maggiormente trattati.

La fotografia è stata per lui non solo uno strumento artistico, ma anche un mezzo per manifestare il suo amore per la Natura e la sua preoccupazione per un paesaggio sempre più minacciato da forze distruttrici. Le sue opere, immortalando la magnificenza di paesaggi naturali a rischio, hanno spesso raggiunto notevoli risultati, riuscendo ad attrarre l’attenzione delle istituzioni.

 

Ansel Adams, The Grand Tetons and the Snake River. Grand Teton National Park, Wyoming 1942

 

Lo scatto “The Grand Tetons and the Snake River” ben rappresenta la visione di Adams. Infatti, quando l’artista decise di scattare questa foto, il fiume Snake, uno dei corsi d’acqua più lunghi del nord degli Stati Uniti, stava per essere sbarrato da una diga che avrebbe messo in pericolo il patrimonio naturale del luogo. Fu grazie al suo scatto che il governo decise di preservare la riserva e dichiararla parco nazionale.

Edward Burtynsky

Anche l’artista canadese Edward Burtynsky indaga da oltre trent’anni gli effetti negativi che l’agire umano provoca sulla Natura. In particolare, oggetto d’indagine è come la crescita demografica degli ultimi anni, che ha comportato un inevitabile aumento del fabbisogno mondiale, ha determinato effetti negativi sull’ecosistema nel suo complesso.

 

Edward Burtynski, Colorado River Delta #2. Near San Felipe Baja, Mexico 2011

 

Lo scatto “Colorado River Delta #2” appartiene alla serie “Water” in cui l’artista si concentra su una delle risorse primarie più importanti per l’uomo e sull’uso che ne viene fatto. Dinanzi a questi paesaggi immensi non si può che rimanere affascinati da tale bellezza in cui, tuttavia, è insito un senso di desolante inquietudine. L’artista vuole rendere manifesto proprio questo sentimento doloroso nella speranza che, dinnanzi alla cicatrici che noi stessi infliggiamo a questo mondo, si possa raggiungere maggiore consapevolezza delle proprie azioni e desiderio di cambiamento. Burtynsky ha dichiarato:

Mentre cerchiamo di soddisfare le crescenti esigenze di una civiltà in espansione e molto assetata, stiamo rimodellando la Terra in modi colossali. In questo nuovo e potente ruolo sul pianeta, siamo anche in grado di progettare la nostra stessa fine. Dobbiamo imparare a pensare più a lungo termine alle conseguenze di ciò che stiamo facendo, mentre lo stiamo facendo. La mia speranza è che queste immagini stimolino un processo di riflessione su qualcosa di essenziale per la nostra sopravvivenza; qualcosa che spesso diamo per scontato, fino a quando non scompare.

 

Edward Burtynsky, Mount Edziza Provincial Park #1. Northern British Columbia, Canada 2012.

David Maisel

Paesaggi onirici, ma che invece sono spaventosamente reali, sono quelli che ci presenta David Maisel. A partire dagli anni ’80, l’artista intraprende un viaggio alla ricerca di paesaggi alterati che nella loro bellezza cromatica e compositiva, sono in realtà testimonianza agghiacciante di come gli esseri umani stiano trasformando questo mondo. Nelle sue numerose serie fotografiche immortala una Natura totalmente stravolta, rappresentando siti come miniere, terreni modificati dall’agricoltura, laghi o fiumi inquinati.

 

David Maisel, The Lake Project 43, 2001

 

In The Lake Project, risalente al biennio 2001-2002 e ripreso nel 2015, David Maisel indaga i mutamenti di uno dei maggiori siti fonte di inquinamento negli Stati Uniti: il lago Owens in California. Il lago, di ben 200 miglia quadrate, è stato oggetto dell’invasiva azione umana già a partire dal 1913 quando si decise di deviarlo verso l’Owens Valley, così da far confluire l’acqua all’allora desertica Los Angeles. Fonte di approvvigionamento per poco più di un decennio, nel 1926 il lago si era già esaurito, così che oggi riesce a coprire solo il 60% del fabbisogno della città.

 

David Maisel, The Lake Project 60, 2015

 

Negli anni i forti venti hanno rimosso le particelle microscopiche dal fondo del lago generando tempeste di polvere cancerogene. Infatti, il sito oggi è uno dei più inquinanti degli Stati Uniti dal momento che emette ben 300.000 tonnellate di materiali come cadmio e arsenico. Come è evidente dagli scatti di Maisel, la peculiarità di ciò che resta del lago è la sua colorazione rosso sangue dovuta alla presenza di minerali che producono un’alta concentrazione di batteri.

 

Vi ricordiamo che la mostra “Saxa Aqua Venti” resta aperta nei seguenti giorni e orari:

Dal Martedì al Venerdì 15:00 – 19:00

Sabato e Domenica 10:00 – 13:00 e 15:00 – 19:00