Visitando la mostra “Tina Modotti – l’Umano Fervore” non si può che rimanere impressionati dallo scatto El manito.

Tina Modotti, "El manito", 1925, Messico
Tina Modotti, “El manito”, 1925, Messico

El manito sembra ritrarre una mano che punta verso l’alto come a “stiracchiarsi”; assume e racchiude in sé un grande senso di mistero e stimola curiosità.

Sveliamo subito l’arcano: si tratta di una pianta.

Ebbene sì, questa strabiliante e quasi mostruosa mano in bianco e nero – che può aleggiare una sorta di minaccia o, a seconda dell’interpretazione, può chiede disperatamente aiuto – non è altro che un tipico fiore messicano, la planta de manito.


È il 1925 quando Tina Modotti scatta questa fotografia.

Siamo indubbiamente nella Terra dei Maya, il Messico, e sebbene Tina sia una giovane donna italiana, che da anni vive negli Stati Uniti, non esita certo a catturare l’immagine di un caratteristico fiore di questa terra, che si prepara ad essere la sua nuova casa.

Il soggetto fa parte della prima fase delle opere di Tina, quella un po’ più tradizionale, che si rifà al concetto di “fotografia emulazione della pittura”; si tratta infatti di una natura morta, anche se tale non sembra, in quanto non dà l’idea né di essere un fiore né tantomeno di essere morto.


L’artista ne era consapevole?

Secondo alcune interpretazioni, dopo che Edward Weston torna negli USA, e quindi in seguito all’allontanamento dal suo mentore e amante, Tina cerca di superare ed esorcizzare la separazione concentrandosi sul lavoro e giocando con forme e simboli per dare una nuova visione della realtà. Emblema di questa condizione di vita infelice è proprio un manito che si erge verso l’alto, in forme talmente contorte da somigliare ad una mano digrignante. 

Dal punto di vista tecnico, quella di Tina è una fotografia sempre calibrata e meditata, con bianchi e neri pastosi ma estremamente vari nelle tonalità, frutto di lunghe riflessioni ed esperimenti. La sua è una fotografia lenta. La sua linea di ricerca è declinata in fasi e temi diversi: Scala (Messico, 1924) e Deposito n. 1 (Messico, 1926) – entrambe presenti nella mostra –  testimoniano l’attento lavoro per catturare i volumi, enfatizzati da tagli prospettici rigorosamente geometrici, a cui fa da contraltare l’ammorbidirsi delle linee delle nature morte come appunto El Manito.

Altra interpretazione potrebbe essere sì quella di un’opera scaturita dal dolore della separazione e dalla destabilizzazione del trasloco in una nuova terra, ma dai tratti non grotteschi, bensì drammatici, riassunti in una pianta dalle forme contorte, con un’illuminazione e una prospettiva obliqua che le conferisce questa dimensione misteriosa, sensuale ed erotica.

Pianta della mano
Una foto del fiore che Tina Modotti ha scelto come soggetto per il suo scatto fotografico.

Il fiore della mano, anche detto mano di leone, è un fiore messicano che, oltre la sua valenza estetica, possiede anche proprietà medicinali ed è usato in quanto tale fin dall’antichità per curare i disturbi cardiaci.

In conclusione, potrebbe essere che Tina fosse a conoscenza delle proprietà di questo fiore?

La scelta di raffigurare questo soggetto è determinata solo per una sua connotazione estetica o per curare il malessere della separazione, e quindi come vero e proprio medicinale per il suo cuore dolorante?


L’opera è esposta presso i nostri spazi fino a domenica 20 febbraio 2022. Vi aspettiamo in sala per ammirare questa ed altre tantissime iconiche fotografie di Tina Modotti!